Scuola di italiano

SCUOLA DI ITALIANO PER STRANIERI
Antonia Grasselli

Il tutoraggio alla scuola d’italiano per stranieri della associazione L’’albero di Cirene ha visto l’adesione di sei studenti di terza liceo e si è svolto nei mesi di febbraio, marzo fino a metà aprile, impegnando gli studenti per un numero variabile di ore da 16 a 26 a seconda della frequenza.
Gli studenti hanno frequentato i corsi organizzati di pomeriggio (martedì e giovedì, dove la scuola è organizzata in due turni di 90 minuti, dalle 15.30 alle 17 e dalle 17.30 alle 19). Sono stati inseriti in gruppi – classe, tutti ridotti nel numero dei partecipanti, da un minimo di due, ad un massimo di sette, ed eterogenei quanto alla loro provenienza: Nord Africa (Marocco, Egitto), Asia (India, Pakistan, Bangladesh), Est Europa (Polonia, Moldavia, Ucraina, Russia, Albania), America latina (Cuba), ad eccezione di un gruppo molto coeso costituito da sette richiedenti asilo provenienti da paesi dell’Africa sub sahariana (Senegal. Mali, Burkina Faso, Gambia) ospitati in un centro della società cooperativa Arca di Noè.
Compito degli studenti è stato quello di affiancare i docenti nell’insegnamento dell’italiano come L.2
Data la discontinuità della frequenza degli studenti stranieri e a volte  anche il differente livello di conoscenza della lingua italiana,  nonostante lo sforzo da parte della scuola di suddividerli per livelli, l’azione di tutoraggio è consistita in un sostegno individualizzato a singoli o parte della classe, nella correzione degli esercizi svolti, nella partecipazione alle conversazioni e nella collaborazione  alla spiegazione con esempi e suggerimenti.
Gli obiettivi previsti da questa azione progettuale sono quelli di far acquisire una maggior conoscenza della situazione dei cittadini stranieri attraverso l’incontro personale, una maggior consapevolezza di cosa significhi la strada dell’integrazione e le sue difficoltà e anche del contributo che ciascuno personalmente può offrire.
La valutazione dei risultati raggiunti può essere ricavata dalle osservazioni e dai dati forniti dagli stessi studenti che hanno compilato un questionario distribuito al termine del tutoraggio.
Il questionario richiedeva: informazioni di carattere generale sul lavoro svolto (già riportate), osservazioni sugli studenti frequentanti, sugli insegnanti/scuola e osservazioni sull’esperienza personale.

I maggiori elementi di criticità rilevati riguardano la non continuità della frequenza che in tutti i questionari è stata sottolineata, dovute ad impegni lavorativi o familiari, con le conseguenti ricadute negative sull’apprendimento. Jacopo Lesca osserva che l’incostanza degli alunni nella frequenza può essere anche attribuita al fatto che la scuola non riesce a rispondere ai bisogni di tutti: “quelli messi peggio come livello [di partenza] non imparavano quasi nulla, non potendo capire le spiegazioni in italiano”. Lo stesso problema è stato evidenziato da Sara Olivi:” Il problema maggiore dell’insegnamento dell’italiano, a mio parere, è stato la comunicazione con chi di loro non parlava nulla né di italiano né di inglese”. Le enormi difficoltà che incontra un analfabeta a studiare l’italiano sono state sperimentate personalmente ed evidenziate: “difficoltà a spiegare [e far comprendere] i meccanismi della lingua” (Francesca Facciorusso).
L’impatto con l’ambiente della scuola di italiano è stato molto positivo. Gli studenti hanno compreso lo sforzo, ma soprattutto la grande disponibilità degli inseganti che prestano il loro servizio a titolo esclusivamente volontario.
“Credo che [l’insegnante] si sia posto in primo luogo come amico, rendendosi disponibile alla conversazione e all’aiuto” (Matilde Mascellani)
“L’insegnante si è sempre posto in modo amichevole e comprensivo. Ha cercato di aiutare tutti e di coinvolgerli anche facendo domande sulla loro vita” (Giorgia Magnani)
“Atteggiamento costruttivo, spronandoli a fare del loro meglio, comprendendo le loro difficoltà nello studio di una lingua straniera” (Virginia Menetti)
Ma è soprattutto dalle osservazioni sull’esperienza personale, richieste in riferimento ad alcuni quesiti, che si può valutare se e in quale misura gli obiettivi dell’azione progettuale siano stati raggiunti.
C’è qualcosa che ti ha particolarmente colpito?
“Mi ha colpito molto la tanta voglia di imparare di ciascuno degli alunni, che fin da subito si sono messi in gioco per apprendere il più possibile” (Sara Olivi)
“Mi ha colpito tutto, a partire dalla voglia degli studenti di apprendere e la gioia che avevano di trovarsi in Italia, ai modi dell’insegnante” (Giorgia Magnani)
“Mi ha colpito il fatto che molti, nonostante fossero in Italia da tanto tempo, non avessero una minima conoscenza della lingua. Credo sia dovuto al fatto che non sono integrati e che non interagiscono con gli italiani, ma non pensavo a questo livello” (Matilde Mascellani)
Ha cambiato qualcosa nella tua mentalità o nel tuo atteggiamento?
“Ha posto le basi per una apertura mentale che era già presente ma che è stata ampliata” (Francesca Facciorusso)
“Certamente è cambiata la mia idea sugli stranieri e sul loro modo di comportarsi” (Sara Olivi)
“Ora mi è più evidente il bisogno di una veloce integrazione, che permetta di avvicinarsi al mondo occidentale. E a noi di aprirci e a permettere a loro di farlo” (Matilde Mascellani)
“Mi sono sentita utile e ho capito come queste persone debbano essere aiutate ad integrarsi partendo dalla conoscenza della nostra lingua” (Virgina Menetti)
Riguardo alla domanda conclusiva che chiedeva se il tutoraggio avesse risposto agli obiettivi prefissati, le osservazioni sono le seguenti:
“Questa esperienza mi è servita soprattutto a comprendere megli9o le difficoltà che erano sempre state molto astratte. Ho potuto capire meglio il disagio linguistico di queste persone” (Francvesca Facciorusso)
“Tutti gli obiettivi sono stati pienamente raggiunti, in particolare ho compreso che ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa per aiutare l’integrazione degli stranieri” (Sara Olivi)
“Le ore che ho passato con gli stranieri sono state insufficienti allo scopo di far imparare l’italiano, ma sono state molto utili a me per conoscere le difficoltà che si possono incontrare nell’integrazione” (Jacopo Lesca)

A conclusione del tutoraggio, lunedì 10 aprile si è svolta la visita al Liceo Fermi del gruppo – classe di sette richiedenti asilo. Sono state organizzate alcune attività insieme a tre classi quinte grazie alla collaborazione dei professori Fusillo (Scienze naturali), Boschetti (Disegno e storia dell’arte), Sisti (Educazione motoria) e Di Bernardo (Religione). Un’esperienza che è divenuta oggetto di tante conversazioni con l’insegnate Maria Cristina Marani nelle lezioni successive di italiano a testimonianza del suo rilievo e del suo significato.

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