Museo del Mare di Genova Memoria e Migrazioni

IL Museo del Mare di Genova ha ricreato in maniera eccellente l’ambiente e le condizioni per raccontare l’ emigrazione italiana via mare verso il Nuovo Mondo e la recente immigrazione straniera verso l’Italia. Nel primo settore  si attraversano i locali di un piroscafo fino ad arrivare alle diverse destinazioni degli italiani: Argentina (in particolare il coloratissimo quartiere della Boca di Buenos Aires andando a lavorare nelle pampas come braccianti, scegliendo questo luogo per il clima mite e  la lingua), il Brasile (dove andavano a lavorare nei campi di caffè sostituendo gli schiavi neri) e per terminare la nota Ellis Island a New York (creando il famoso quartiere Little Italy). La seconda è dedicata all’immigrazione in Italia nei nostri giorni. Affascinanti sono le ricostruzioni dei luoghi in cui si spostavano i migranti italiani in particolare il centro di Genova, l’hotel Piemonte e le zone più importanti del piroscafo ad esempio: il dormitorio maschile e femminile, le latrine, il refettorio, il ponte, e i vari spazi adibiti al personale medico e alla prigione per i clandestini, i criminali e gli anarchici (poiché potevano minare la situazione politica del paese ospitante). Parte fondamentale della visita è stata la trattazione delle condizioni igienico-sanitarie degli imbarcati: essi portavano con sé delle valigie con effetti personali e vari cambi di vestiti, queste però venivano chiuse in stiva e non vi si poteva accedere fino a fine viaggio con il conseguente uso dello stesso indumento per tutta la durata della traversata atlantica. Ovviamente risultava complicato per la terza classe recarsi nei bagni per via del costante afflusso di persone (circa 1400 nella terza classe a differenza della prima con 20 posti e della seconda con 40). Sicuramente queste situazioni favorivano malattie assai pericolose per via della loro natura infettiva come il tracoma e la tubercoli, tra i bambini diffuso era il morbillo. Una volta giunti a destinazione i migranti venivano, soprattutto a New York, sottoposti a controlli sia sanitari (venivano messi in quarantena) sia a indagini di tipo economico e interrogatori psicologici e in base all’esito di tali pratiche veniva decisa l’ammissione all’interno del paese. L’alto numero di passeggeri nella classe più bassa implicava conseguentemente furti e rapine. Il museo ha sorpreso positivamente per l’interattività. All’ingresso è stato fornito un passaporto che era una chiave interattiva che ha permesso di immedesimarsi nell’identità di Rodolfo Valentino un migrante diventando uno dei più grandi attori del cinema muto americano. È stata una bellissima esperienza che ci ha permesso di conoscere l’immigrazione italiana per vedere con occhi diversi le migrazioni che stanno avvenendo nel nostro paese ai giorni nostri.

Chiara Grazia, Michele Andreazza

Dal sito del Museo del Mare: Lettere di chiamata inizio 900

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20 risposte a "Museo del Mare di Genova Memoria e Migrazioni"

  1. Ai giorni nostri si sente molto spesso parlare di migrazioni, spesso con accezione negativa da parte di numerosi Italiani che tuttavia si scordano di essere parte di un popolo che a sua volta è stato protagonista di massicci flussi migratori, sin dall’Ottocento.
    Questo museo è stato senza alcun dubbio un mezzo di informazione, ma anche di sensibilizzazione sull’aspetto della migrazione italiana nelle Americhe. Forse aver capito le condizioni degli Italiani durante le migrazioni e aver capito le cause che li spingeva ad attraversare un viaggio così importante alla volta di un futuro migliore su cui troppo spesso si favoleggiava in modo iperbolico ci permetterà di comprendere meglio i fatti che avvengono oggi e guardare agli immigrati dell’Africa con occhi nuovi e compassionevoli.
    Una delle cose che più mi ha colpito di questa esperienza museale è stato vedere con i miei occhi, attraverso delle efficaci ricostruzioni, le condizioni di viaggio che dovevano sopportare gli Italiani, condizioni che da una parte venivano molto incontro ai loro bisogni, ad esempio venivano serviti loro pasti addirittura pantagruelici se confrontati con le loro abitudini nutritive, inoltre sulle navi era presente un’infermeria che permetteva le cure nella malaugurata evenienza in cui i viaggiatori contraessero una malattia a bordo, cosa che avrebbe precluso loro le coste americane; d’altra parte invece gli italiani erano costretti a vivere nell’assenza di condizioni igieniche sufficienti: l’areazione era molto limitata, erano stipati in cucce molto vicine, inoltre i servizi sanitari erano insufficienti se raffrontati alla mole di persone che e dovevano fare utilizzo, in caso di emergenze addirittura dovevano fare i propri bisogni in vasi da notte che venivano svuotati solo una volta ogni tanto.
    Sono state presentate anche le condizioni degli Italiani successive allo sbarco e anche questo aspetto è stato sicuramente interessante. L’aspetto che forse più di tutte mi ha lasciato di stucco è stato il fatto che, dopo l’abolizione della schiavitù nel 1888, gli schiavi africani siano stati rimpiazzati dallo sfruttamento della manodopera italiana nelle haciendas di caffè.
    Sarebbe stato molto utile un raffronto in parallelo con i flussi migratori dall’Africa odierni con quelli italiani del passato. Tuttavia questa parte del viaggio museale è stata trattata molto poco oppure in modo poco esauriente. Mi chiedo se un confronto del genere non ci avesse potuto far riflettere maggiormente sulla condizione degli immigrati africani, tuttavia mi rendo conto che il tempo rappresenta una forza maggiore dalla quale non si può prescindere.

    Alberto Marinacci

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  2. La visita al Museo del Mare di Genova l’ho trovata molto interessante per quanto riguarda la ricostruzione di quelle che erano le situazioni all’interno delle navi destinate al trasporto dei migranti. È stata molto utile nel capire nel dettaglio le condizioni di vita di queste persone durante il viaggio. Anche se alcune cose le si poteva immaginare, altre mi hanno colpito come l’eccessiva sovrappopolazione, soprattutto, nella terza classe e la stessa divisione in classi di cui non ero a conoscenza. Seppure la ricostruzione degli interni fosse solamente tale, vederla con i propri occhi fa sempre un certo effetto. Inoltre, questa visita ci ha aiutato a ricordare che un tempo eravamo noi ad essere obbligati ad emigrare dal nostro paese e, quindi, non dovremmo guardare con così tanta soggettività coloro che sono costretti a farlo oggi.
    Gianluca Tagliente

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  3. Ieri ci siamo recati al Museo del Mare di Genova. Il luogo è molto grande ma noi abbiamo deciso di dedicarci solo alla parte riguardante l’immigrazione italiana a partire dal 1861 con il collegamento, poi, a quella attuale.
    Il percorso è stato molto interessante poiché presenta affascinanti ricostruzioni, dai quali è stato possibile capire come apparisse Genova nel XIX-XX secolo a chi arrivava da terre lontane con ricostruzioni di vicoli, botteghe e la stazione marittima. E’ stato molto interessante per me poiché mi ha reso possibile immedesimarmi in una qualunque persona che in cerca di un futuro migliore partiva, senza sapere cosa sarebbe potuto accadere, in compagnia di qualche straccio e cibaria in ricordo della propria terra d’origine. E’ stata questa la parte migliore perché con i nostri stessi occhi abbiamo potuto vedere dove gli immigranti dormivano (1400 posti letto tutti attaccati), i bagni, il carcere, la mensa e tanto altro ancora. Questo per me è stato molto più interessante di una qualsiasi lezioni scolastica o di una semplice lettura su un libro. A seguire il percorso riguardante il viaggio, c’è stato poi quelle sulle varie destinazioni: Brasile, Argentina, Stati Uniti, con le varie rappresentazioni di quest’ultimi, con le loro particolarità e il lavoro fornito agli immigranti. L’ultima parte, purtroppo meno interattiva e coinvolgente è quella riguardante l’immigrazione moderna che comprende la testimonianza attuale di chi arriva in un Paese sconosciuto, i viaggi, le imbarcazioni, ciò che ci si aspetta da questo paese pieno di speranze.
    Emma Cattabriga

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  4. Ieri siamo andati a Genova al museo del mare, dove una guida ci ha accompagnato lungo un percorso dedicato all’immigrazione ed emigrazione del 1900, durante il quale abbiamo potuto vedere anche le ricostruzioni di alcune parti di una nave come: la mensa e le camere da letto di uomini e donne di prima e seconda classe. Ritengo che la visita sia stata molto interessante e approfondita, tuttavia penso che la prima parte della visita sia stata esposta meglio della seconda alla quale è stato dedicato anche meno tempo. La ricostruzione della nave che fa riferimento all’immigrazione e all’emigrazione della fine del 1860 è stata fatta molto bene e la guida ha spiegato esaustivamente tutto ciò che era opportuno dire. Una cosa che mi ha colpito è stata la notevole differenza tra la prima e la terza classe sia nel trattamento che essi ricevevano sia nel numero di persone che potevano essere imbarcate per ciascuna classe. Infatti la terza classe ospitava fino a 1400 persone tra donne, uomini e bambini mentre la prima classe accoglieva solo 20 persone. Per quanto riguarda l-alloggio nelle camere di terza classe, a differenza di quelle di prima, risiedevano persone di diverse famiglie e in una camera potevano stare molte persone e nel caso si trattasse di bambini, essi potevano dormire anche più di uno per letto.
    La seconda parte del museo, incentrata sull’attualità, è stata, secondo me, molto più interessante e mi sarebbe piaciuto approfondirla di più
    Giorgia Bettini

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  5. Ieri 14/06/2017 abbiamo visitato il Museo del mare di Genova, nel quale abbiamo visto con un occhio diverso l’emigrazione italiana, cominciata nel 1861. Mi hanno colpito in particolar modo le condizioni nelle quali viaggiavano gli emigranti. La maggior parte dei migranti italiani non potendosi permettere di viaggiare in prima o in seconda classe viaggiava in terza classe. Il totale delle persone viaggianti in terza classe era 1400, di cui 800 uomini che alloggiavano in un’ unica stanza, mentre donne e bambini in stanze a parte. Non era possibile lavarsi per tutta la durata del viaggio e i migranti avevano a disposizione un unico piatto nel quale mangiare, anche se c’è da dire che essendo abituati a mangiare sempre le solite cose (patate, pane, polenta e prodotti della terra) i pasti a bordo della nave si potevano considerare “di lusso” poiché si mangiavano carne, pesce salato, cereali, legumi, verdura e frutta. Tutti i migranti di oggi, come quelli italiani di 150 anni fa, sono partiti per cercare fortuna abbandonando la propria famiglia e i propri cari, quindi non devono essere visti come gente senza un futuro che ci ruba il lavoro e le case perché anche noi italiani agli inizi eravamo esattamente nelle stesse condizioni.

    Riccardo Accorsi

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  6. Ieri, 14.06.2017, siamo stati a Genova per visitare il Museo del Mare, soffermandoci principalmente sulla parte dedicata all’emigrazione italiana a partire dal 1861 e alle attuali emigrazioni verso l’Italia; è stato molto interessante vedere come viaggiavano gli italiani sulle navi per gli Stati Uniti, il Brasile e l’Argentina. Oggi pensiamo infatti che l’emigrazione sia una cosa del tutto estranea alla nostra popolazione, sebbene non sia così. Infatti per decenni migliaia di italiani hanno cercato di andare oltreoceano per cercare lavoro e una speranza di vita migliore. La cosa che particolarmente mi ha colpito è stata la ricostruzione delle navi su cui viaggiavano gli italiani e dei singoli ambienti per farci capire le condizioni, talvolta estreme, in cui vivevano i migranti italiani. Inoltre è stato interessante vedere la ricostruzione dei luoghi in cui arrivavano gli italiani, il quartiere Boca di Buenos Aires, le abitazioni in Brasile e Ellis Island, dove gli italiani sbarcavano. Qui abbiamo simulato lo sbarco di un italiano in America e i controlli a cui essi dovevano essere sottoposti. Talvolta infatti rischiavano di essere rimbarcati per l’Italia poiché non idonei, dopo giorni infiniti di viaggio. Infine, abbiamo visitato la parte dedicata alle immigrazioni in Italia e abbiamo visto alcuni dati che caratterizzano l’immigrazione in Italia, guardando anche alcuni video significativi di testimonianze di immigrati in Italia da tutte le parti del mondo. Credo che sia molto importante riflettere sull’emigrazione italiana e confrontarla con quella odierna per comprendere i motivi e le cause e non accusare i migranti che vengono in Italia per le guerre, così come gli Italiani andavano in America per cercare un futuro migliore. Dopo questa visita abbiamo così capito che è importante conoscere il nostro passato per poter parlare del presente ed essere in gradi di commentare ciò che accade.

    Giacomo Galavotti

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  7. Il giorno 14/06/2017 si è tenuta la visita al museo del Mare di Genova. Il plesso si trova nel pieno porto di Genova ed è suddiviso in diversi padiglioni riguardanti argomenti diversi. Noi abbiamo visitato quello legato all’immigrazione. Tra i temi più importanti emersi nel corso della visita vi sono sicuramente l’immigrazione italiana nel corso del IXX e XX secolo, con le relative motivazioni che spinsero questi ultimi a partire e le condizioni drammatiche del viaggio, ma anche l’immigrazione oggi, mostrandoci le storie a lieto fine di alcuni personaggi oggi famosi ma che un tempo sono fuggiti dal loro luogo di nascita per la realtà problematica in cui erano costretti a vivere.
    La visita nel complesso è stata molto interessante. Mi ha colpito profondamente come era strutturato il museo: non mi aspettavo una ricostruzione del percorso degli immigrati italiani per arrivare in America così dettagliato e preciso. E’ stata rievocata ogni tappa con estrema precisione, partendo dall’arrivo degli immigrati del nord Italia a Genova, fino all’approdo in America con le relative conseguenze. I paesi di arrivo erano perlopiù Argentina, Brasile e America e qui gli immigrati intraprendevano nuove carriere lavorative (soprattutto nei campi) cercando fortuna e una nuova vita. La tappa di questo percorso che mi ha colpito più di tutti è stato sicuramente il viaggio e più precisamente le relative condizioni. Si pensi al semplice fatto che a permettersi la prima e la seconda classe erano pochissimi ( 20 la prima e 40 la seconda), mentre nella terza classe viaggiavano ben 1400 migranti in un ambiente non vivibile, estremamente sporco, puzzolente e stretto. Il secondo tema, quello dell’immigrazione moderna, invece è stato trattato con più fretta: per questo motivo le tematiche emerse sono state poche.
    In conclusione sono stato colpito positivamente dalla prima parte della visita, ma leggermente deluso dalla seconda.

    MARCO MAGNI

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  8. Il museo del mare, in particolare il padiglione “memoria e migrazioni”, illustra molto bene la situazione degli emigrati italiani durante la seconda metà del diciannovesimo secolo. Grazie a questo museo, molta gente capirebbe che il problema degli immigrati potrebbe capitare fra un secolo ai loro nipoti e che,quindi, schierarsi contro di loro, pensando che vengano qua a rubarci soldi e lavoro, è completamente da idioti. Il percorso seguito all’interno del museo è organizzato molto bene e spiega chiaramente le condizioni degli italiani. Come le condizioni degli immigrati oggi, disastrose erano le condizioni degli emigrati italiani,ai quali era destinata la terza classe. Quando c’è una crisi, qualunque sia la popolazione e qualunque sia il periodo, chi ci rimette sono i poveri e non chi realmente è il colpevole del problema.
    Matteo Cavicchi

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  9. La visita al Museo del Mare di Genova è stata interessante e stimolante sotto molti aspetti. Ciò che, ad impatto visivo, è stato più capace di suggestionarmi è stata la ricostruzione, seppur in spazi ovviamente ridotti rispetto a quelli di una nave transoceanica, degli ambienti che i migranti italiani erano soliti affollare durante questi lunghissimi viaggi. Di questa ricostruzione mi ha impressionato soprattutto il venire a conoscenza delle condizioni alle quali erano sottoposti i migranti meno abbienti, quindi la maggior parte dei viaggiatori sulla nave, durante il viaggio. La ricostruzione precisa e ricca di particolari ha svolto un ruolo chiave nel processo di immedesimazione che mi ha portato a capire in maniera assolutamente esaustiva ed efficace come dovessero essere gli ambienti che, per 20/30 giorni, venivano abitati e vissuti dai migranti italiani. Sebbene la spiegazione del viaggio e degli ambienti di bordo sia stata assolutamente affascinante e attraente, se potessimo immaginare di dividere la spiegazione delle migrazioni del 1800 in tre parti: la fase prima del viaggio, il viaggio e gli sviluppi dall’arrivo a destinazione, ritengo che le fasi di contorno siano state sviluppate leggermente meno. Con ciò non intendo affermare che siano state carenti, anzi le ho trovate particolarmente interessanti perché mi hanno dato informazioni pressoché sconosciute a me, soprattutto la vita dopo il viaggio in paesi quali Argentina e Brasile. La seconda parte della visita, ossia tutto ciò che concerne le moderne migrazioni l’ho trovata maggiormente carente. Le spiegazioni datemi erano abbastanza banali e superficiali, anche per la mancanza di tempo a disposizione. Un punto che sicuramente gioca a favore di questa seconda parte è l’interattività e la multimedialità delle cose esposte con le quali qualunque visitatore poteva interagire; tuttavia l’interessante valore tecnologico di questo secondo settore del museo non sostituisce il livello dell’esposizione che nel complesso risulta un po’ scarno. In più le attese che andavano creandosi nella prima parte della visita non trovavano sbocco nella seconda, con la quale si accusava un brusco cambiamento: la prima parte era più informativa, la seconda era più critica sui problemi dell’attualità. In definitiva mi considero piacevolmente sorpreso e soddisfatto della prima parte della visita (migrazioni del 1800) e un pochino deluso dalla seconda (migrazioni contemporanee).

    Marinacci Luca

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  10. Il 14/06/17 abbiamo svolto una visita guidata presso la parte del museo di Genova riservata a memorie e migrazione, dedicata alla migrazione italiana tra il XIX e il XX secolo verso altri paesi , quali più importanti sono stati Argentina , Brasile e U.S.A. Argentina e Brasile bisognosi di manovalanza hanno accolto bene gli Italiani i quali erano incentivati anche da offerte le quali sono state proposte da questi paesi , mentre negli U.S.A. il controllo è stato più severo e solo la popolazione la quale poteva fornire utilità alla società americana erano ammesse. Ci è stato proposto fin dall’inizio di seguire la storia di un migrante italiano di nome Rodolfo Guglielmi , il quale è diventato successivamente un famoso attore del cinema muto (Rodolfo Valentino) . Abbiamo inoltre visitato la ricostruzione di un piroscafo che a quei tempi trasportava migranti con una particolare attenzione verso la terza classe, riservata ai meno abbienti. La visita era molto interessante e la guida era molto dettagliata , ho trovato molto stimolante anche l’interattività che il museo fornisce ai suoi visitatori , con casse audio per riprodurre rumori e movimenti e la possibilità di utilizzare strumenti tecnologici per l’analisi di alcuni dati e la possibilità di impersonarci in un personaggio dell’epoca. Ciò che mi ha colpito di più è stata la pazienza e la tenacia che molti Italiani hanno dovuto avere per sopportare il lungo ed estenuante viaggio , il quale veniva svolto in condizioni molto precarie per chi viaggiava in terza classe. Prendere delle malattie era estremamente facile e la possibilità di essere accettato nel paese , come gli U.S.A. , non sempre era possibile. Trovo questo coraggio di andare incontro all’ignoto e di lasciarsi tutto alle spalle nella speranza di cambiare la propria vita molto ammirevole , il che è molto differente da oggi , in cui una persona viene definita coraggiosa quando fa delle azioni estreme in cui mette stupidamente e futilmente in gioco la sua vita , sminuendo incredibilmente il valore della parola “coraggio” . Infine abbiamo discusso della situazione dell’immigrazione attuale in Italia , la quale presenta caratteri molto simili a quella avvenuta nel secolo precedente. Per questo motivo ritengo che dovremmo essere più tolleranti verso i migranti e cercare di aiutarli a ritornare nei loro paesi di origine con le loro famiglie , aiutando prima però i loro paesi di provenienza a migliorare la loro condizione .

    Giulio Sabatini

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  11. Presso il Museo del Mare di Genova abbiamo trattato l’emigrazione italiana via mare e la recente migrazione verso l’Italia.La prima parte,attraverso un incredibile l’allestimento con varie installazione,ricostruzioni e foto d’epoca,traccia il quadro dei processi migratori a partire dalla metà dell’ottocento. Il fatto che colpisce molto è come questo fenomeno viene raccontato attraverso un punto di vista personale, e cerca d’immedesimarsi in chi per necessità si è trovato e si trova ancora oggi ad affrontarlo. La possibilità di ascoltare,attraverso le voci e gli attori di diverse nazionalità e le testimonianze dei migranti,italiane della grande migrazione ottocentesca e quella straniera dei giorni nostri offre una maggiore comprensione di questo fenomeno così diffuso .E’ difficile comprendere come persone in cerca di una vita migliore possono allontanarsi dal proprio paese,dalla propria casa e dai propri cari ,assumendosi tutti i rischi e i sacrifici per una migliore condizione di vita e maggiori opportunità. La storia è da sempre caratterizzata dalle immigrazioni per diversi motivi,ma oggi con buon senso possiamo riuscire a comprendere questa difficile e caotica situazione ,poiché abbiamo gli strumenti per poter intervenire e sostenere persone disposte a migliorare la propria esistenza.

    Sanda Gheorghiu

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  12. La visita al museo del mare di Genova è stata indubbiamente interessante e istruttiva. Il percorso fatto nel museo mi ha stupito in quanto non mi aspettavo una ricostruzione realistica dell’interno di una nave dell’epoca. Tutto il percorso degli emigranti italiani nelle Americhe, dall’imbarco alla situazione trovata una volta arrivati, mi ha aiutato a immedesimarmi in cio’ che hanno vissuto. Per i giorni del viaggio coloro che viaggiavano in terza classe, cioè i contadini e quelli più poveri, dovevano vivere in condizioni terribili in dormitori molto affollati e senza privacy partendo praticamente senza soldi. Queste condizioni in cui erano disposti a vivere pur di arrivare in America fanno pensare a quanto fossero speranzosi nel futuro migliore che pensavano di trovare oltreoceano. Aver potuto approfondire la migrazione che il popolo italiano ha fatto circa un secolo fa mi ha permesso di vedere in un’ottica diversa quella che i popoli africani stanno vivendo adesso, con la differenza che la migrazione italiana era principalmente per ragioni economiche mentre in questo momento i popoli migranti stanno anche scappando da una realtà in guerra e quindi lottano per la loro sopravvivenza.

    Arianna Cernera

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  13. Il giorno 14 giugno 2017 siamo andati a Genova al museo del mare, dove una guida ,attraverso una ricostruzione delle barche su cui viaggiavano gli emigranti ,ci ha spiegato il viaggio che gli emigranti italiani compivano principalmente per raggiungere l’ Argentina, il Brasile e U.S.A. Secondo me le modalità con cui ci hanno presentato il museo, attraverso anche schermi interattivi , ci ha coinvolto molto di più e ci ha fatto interessare. Molto bello il fatto di averci coinvolti, facendoci immedesimare nella vita di uno degli emigranti , Rodolfo Valentino. La particolarità di questo viaggio, attraverso la ricostruzione della terza e della seconda classe delle navi in cui viaggiavano queste persone, è stata proprio quella di capire cosa dovevano passare queste persone per riuscire a raggiungere la salvezza in terre che gli potevano permettere di trovare lavoro e di salvare la propria famiglia. Le loro condizioni mi hanno colpito come ad esempio quelli in terza classe venivano messi in brande attaccate e minuscole, avevano dei secchi come bagni e non potevano neanche salire ai piani di sopra. Pensare che dopo questo viaggio, con rischi di malattie,rischi igienici e molti altri pericoli quando arrivavano dovevano aspettare giorni di controlli, superare le problematiche nei nuovi territori come in Brasile il problema del clima. Dopo la prima parte della visita abbiamo sentito interviste e video riguardanti l’ emigrazione attuale anche se in questa parte ci siamo trattenuti poco e questo mi è un po’ dispiaciuto.
    MAGNANI GIORGIA

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  14. Pietro barbato
    Museo del mare
    Dell’uscita a Genova al Museo Del Mare mi hanno colpito le minuziose e curate ricostruzioni degli ambienti che hanno ospitato gli migrati italiani e delle imbarcazioni da loro usate per raggiungere il Brasile, l’Argentina e gli Stati uniti. Penso inoltre che sia efficace ed estremamente suggestivo come viene riproposto al visitatore del museo, proprio tramite queste ricostruzioni , l’intero percorso svolto dai migranti italiani partendo dal loro arrivo a Genova e dalla loro accoglienza in questa città, proseguendo poi con l’arrivo alla dogana, il viaggio per nave, lo sbarco e l’integrazione nei paesi dai quali sono stati accolti. Avrei però voluto approfondire di più gli aspetti e le motivazioni che hanno portato gli italiani a lasciare il proprio paese e in che modo si sono integrati nei paesi di arrivo. Riguardo a quest’ultima cosa ci è solo stato detto che in Brasile gli italiani hanno preso il lavoro degli schiavi africani nei campi e nelle piantagioni, e che in Argentina e negli USA i migranti si sono riuniti in quartieri, rispettivamente la Boca e Little Italy, dove hanno cercato di ricreare una ambientazione simile a quella italiana.
    L’ultima parte della visita prevedeva una sezione dedicata alla migrazione odierna delle popolazioni africane nel nostro paese ma per motivi di tempo non abbiamo avuto l occasione di soffermaci quanto voluto su questo argomento.
    In generale sono contento di aver visitato questo museo perché non solo ho conosciuto una realtà che non conoscevo ma ho anche riflettuto sulla situazione odierna dell’Italia e quest’esperienza mi ha fatto vedere con occhi diversi le persone che lasciano tutto per cercare fortuna e rifugio da noi.

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  15. Non mi aspettavo una ricostruzione così vicina alla realtà vissuta dagli italiani fin dal 1876 ed è stata davvero molto efficace anche per capire che le migrazioni nel nostro paese che stiamo vivendo ora non sono cose recenti ma che esistono da secoli e che i nostri parenti lontani hanno dovuto affrontare; è stato inoltre importante vedere le diverse ragioni di migrazioni essendo gli italiani dell’ottocento e novecento immigrati nelle Americhe non per questioni di guerra come soprattutto le popolazioni di questo momento ma per questioni economiche.
    Il percorso degli immigranti italiani era ricostruito dall’imbarco da Genova all’approdo nelle nuove terre dove purtroppo non sempre trovavano ciò che si aspettavano.
    Questa visita mi ha influenzata molto sul come affrontare le migrazioni odierne perché ti fa riflettere su come alla fine i problemi nel corso dei secoli siano sempre gli stessi nonostante la televisione e i media ce li vogliano porre come problemi nuovi e mai affrontati.

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  16. Il Museo del Mare di Genova non è un museo come gli altri, non a caso non è il solito museo in cui si entra per vedere le opere d’arte. Il suo tema principale è l’immigrazione e noi abbiamo visitato in particolare il piano dedicato all’ immigrazione italiana. È stato interessante scoprire come negli ultimi decenni dell’800 una grande quantità di italiani sia emigrata negli stati americani. Di questi le mete principali furono gli Stati Uniti, l’Argentina e il Brasile.
    Mi ha colpito in particolar modo la ricostruzione delle navi in cui viaggiavano gli emigranti perché è riuscita a farmi rendere conto in modo efficace delle condizioni all’interno delle imbarcazioni: molto difficili per chi si trovava in terza classe (circa 1400) perché costretto in dormitori (divisi tra maschili e femminili) insieme a tantissime altre persone e di conseguenza uno dei problemi principali diventava l’odore asfissiante presente a causa dell’enorme sovraffollamento. Un altro problema era l’uso dei servizi e non a caso ognuno teneva un vaso accanto al proprio letto, cosa che peggiorava ulteriormente le condizioni igieniche. Diverso il discorso per chi si trovava in seconda o addirittura in prima classe: queste persone potevano dormire insieme alla propria famiglia senza che essa venisse divisa tra i vari dormitori (come avveniva in terza classe) e poteva ricevere cure mediche immediate.
    Gli italiani emigravano principalmente per cominciare una nuova vita, per trovare finalmente un lavoro che in Italia era impossibile trovare o che pagava troppo poco. In particolare in Argentina, ma anche in Brasile, lavoravano nelle piantagioni andando cosi a sostituire la manodopera degli schiavi africani.
    L’ultima parte della nostra visita è stata interessante per scoprire le condizioni dell’immigrazione nel mondo attraverso un percorso interattivo.
    In generale questa visita mi ha permesso di approfondire le mie conoscenze sull’ immigrazione italiana in America degli ultimi decenni dell’800 e primi del ‘900 facendomi sentire proprio come un italiano in partenza per il nuovo mondo, ma anche di saperne di più a proposito delle popolazioni che al giorno d’oggi arrivano nel nostro paese.
    Leonardo Stagni

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  17. La visita a Genova è stata molto positiva, la guida ci ha spiegato molto bene la situazione nel 800 dei migrati italiani, mentre purtroppo non abbiamo fatto in tempo a spiegare bene l’immigrazione attuale. Il museo si basava sulla ricostruzione di una tipica nave che intraprendeva un tale viaggio. Gli italiani sono migrati per necessità economiche, negli Stati Uniti, in Argentina e in Brasile. Tutti gli italiani partivano da Genova , portando ai commercianti genovesi guadagni e ricchezze. Di solito il padre di una famiglia partiva per primo per poter trovare subito lavoro e spedire i soldi alla famiglia in Italia per poter affrontare il viaggio. Un biglietto negli Stati Uniti costava circa 160 dollari, che sono sei mesi di lavoro di un bracciante. Gli italiani del Sud che migravano erano molto ingenui e sceglievano la nave più bella esteriormente che trovavano sui manifesti, in quanto non sapevano leggere. La nave era suddivisa in tre parti: la prima classe dove si trovavano 20 posti, la seconda classe dove si trovavano 40 posti e infine la terza classe, per i poveri dove si trovavano 1400 posti. Sulla nave c’era il rischio della tubercolosi e tracoma (infezione con cui si perde la vista), quelli della terza classe avevano delle pessime condizioni e i vantaggi erano le cure mediche e il cibo buono e variato, in quanto di solito i poveri che vivevano nelle campagne mangiavano sempre lo stesso cibo. Mangiavo nel refettorio e coloro della prima classe potevano mangiare carne fresca in quanto avevano animali a bordo e li macellavano sul momento. Gli uomini erano un numero maggiore rispetto alle donne, perché le donne non lavoravano. I dormitori erano separati quelli maschili dai femminili , inoltre i letti delle donne erano più larghi per ospitare i bambini che potevano avere al massimo 7 anni, poi dovevano andare nel dormitorio maschile. In Argentina gli italiani facevano meno fatica ad integrarsi per il clima mite e anche per la lingua. Infatti gli abitanti italiani in Argentina erano 2milioni hanno creato anche un quartiere dedicato agli italiani di nome Boca . in Brasile si faceva più fatica ad ambientarsi per gli animali feroci un clima più duro e uno shock termico. La cosa che mi ha colpito di più è stata la cura nel riprodurre i minimi particolari della nave. Avevo già avuto modo di conoscere questa immigrazione ma con il museo mi sono resa conto delle vere condizioni in cui vivevano invece prima non riuscivo ad immaginarle nel giusto modo. Anche se le condizioni erano pessime, mi ha fatto riflettere sul fatto che attualmente rispetto all’800 sono anche peggiorate. Non mi ha toccato il fatto che erano italiani ma che le condizioni erano meglio allora, nonostante le inferiori tecnologie.
    Virginia Menetti

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  18. La visita al museo del mare di Genova è stata interessante in quanto ci ha fatto capire in modo preciso la situazione italiana sull’aspetto migratorio a partire dal 1800.
    La ricostruzione del transatlantico e del percorso che affrontavano gli italiani era molto curata e dettagliata.
    Personalmente mi ha colpito il fatto che anche in quell’epoca i controlli erano molto rigidi e non chiunque entrava nei paesi come America del Nord, Brasile e Argentina.
    Gli italiani che emigravano generalmente non potevano permettersi di pagare biglietti in prima e seconda classe viaggiavano nella terza sovraffollati e in condizioni igienico e sanitarie disastrose, ma facendo un confronto tra come avviene l’immigrazione attuale e come avveniva secondo me c’è stato un peggioramento, dovuto magari all’aumento del numero di migranti che ora viaggiano in barconi sovraffollati e più pericolosi ,infatti purtroppo il Mar Mediterraneo è diventato sede di migliaia di cadaveri.
    Durante la visita ho capito che gli italiani pagavano un biglietto per il viaggio ma dopo l’abolizione della schiavitù alcuni paesi in cerca di manodopera iniziarono a pagare il prezzo del biglietto agli italiani in modo da stimolarli a recarsi in quei paesi.
    Nella situazione attuale africana i migranti devono pagare migliaia di euro a persone senza scrupoli che si arricchiscono scommettendo su vite umane,perché non si sa se giungeranno a destinazione sani e salvi. Questo fatto mi rattrista in quanto vedo persone scagliarsi contro esseri umani che stanno cercando una via alternativa alla povertà e alla guerra rischiando la vita attraversando deserti, mari e inoltre subiscono vari tipi di violenze in paesi come la Libia.
    Selma Chhaiba

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  19. Ho apprezzato tantissimo questo museo perché mi ha proiettato e fatto capire veramente la vita ed i mezzi di chi solcava il mare dal passato fino ai giorni più recenti. Trovo che per i più piccoli possa essere una esperienza irripetibile che dovrebbero assolutamente fare. Museo interattivo davvero molto interessante, per chi è appassionato del genere .Ci sono moltissime sale in cui si possono vedere oggetti, mappe, dipinti di chissà quanti anni fa.. interessantissime sono anche le barche in cui si può entrare per vedere come fosse la vita al suo interno, il percorso nelle navi degli emigranti (che venivano distinti:i più poveri venivano messi in terza classe poiché non potevano pagare la prima/seconda classe che erano riservati ai borghesi e ai più ricchi) e la possibilità di sentire le lettere che si scrivevano, di capire come funzionava la vita degli italiani che cercavano futuro in America. Non è il classico museo pieno solo di reperti antichi, ma dà a 360 gradi l’esperienza del mare e delle navi, con ricostruzioni di ambienti navali di varie epoche a grandezza naturale. Ottimi anche gli strumenti di interazione multimediale.
    Nouran Houimdi

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  20. Il giorno 14/06/17 è avvenuta la visita al museo del mare di Genova, dove abbiamo potuto seguire un percorso dedicato all’emigrazione italiana a partire dal 1861.
    La visita è stata particolarmente interessante perché si è potuto ben vedere come l’Italia, prima di essere terra di immigranti, sia stata terra di emigranti. Spesso infatti, parlando di fenomeni attuali di migrazione, anche esprimendo visioni non del tutto positive a riguardo, ci si dimentica che il popolo italiano per un lungo periodo è stato il primo ad emigrare.
    Attraverso la visita guidata e la realistica ricostruzione di una tipica nave, usata in passato per questi spostamenti, è stato molto facile immedesimarsi nella condizione in cui versavano gli immigranti italiani. Le ragioni che una volta hanno spinto gli italiani ad abbandonare la propria terra sono le stesse per i popoli che attualmente si trovano costretti ad emigrare, e sono fondamentalmente di tipo politico ed economico.
    Suggestiva è stata la vista di una tipica camerata di terza classe; le condizioni nelle quali si trovavano a viaggiare erano disastrose e addirittura nocive per la salute. Solamente la forte speranza di poter trovare una vita migliore poteva spingere queste persone a viaggiare per diverse settimane in questo modo, rischiando a volte anche la vita.
    Nel complesso la visita è stata molto stimolante perché ci ha permesso di fare un confronto tra l’emigrazione del 1800 e quella attuale.
    Chiara Fiacco

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