Aiutiamoli a ritornare a casa

La mattina di venerdì 16 giugno 2017 è stato presentato il progetto Ermes2 per il rientro di migranti nei loro paesi d’origine realizzato dal Cefa, la Coop. Open Group e Arca di Noè. Sono intervenuti: Giovanni Guidi e Irene Torre del CEFA, Barbara e Aziz di Open Group. Complementare a questo progetto, sono le iniziative di accoglienza dei rifugiati sul nostro territorio realizzate dalla coop. Arca di Noè per la quale è intervenuto  Michele Cattani .

Progetto Ermes 2

Non tutti i migranti che giungono in Italia con la speranza di un futuro migliore riescono a perseguire il proprio sogno, per questo motivo chiedono di essere rimpatriati attraverso un progetto promosso da Cefa: Ermes 2. Gli operanti di questo progetto seguono persone provenienti da Albania, Marocco, Senegal e Tunisia.
Il rimpatrio rappresenta una pratica abbastanza complessa che i migranti devono affrontare. Le cause che li spingono a tornare al loro paese di origine sono il non aver trovato o perso il lavoro , con la conseguente disillusione   stanchezza per la condizione in cui si trovano.
Gli obbiettivi comuni che si propongono queste persone sono la speranza per una vita dignitosa basata sul lavoro e la conseguente capacità di poter mantenere la propria famiglia autonomamente.
I richiedenti rimpatrio vengono seguiti fino al momento della partenza, viene pagato loro il biglietto aereo, gli viene dato un sostegno economico di prima sistemazione di 400€ e un contributo di 2000 € non in denaro per iniziare un’attività lavorativa nel proprio paese sulla base di un progetto personalizzato di business planning .
Una volta rimpatriati i migranti vengono assistiti  attraverso  un programma di reinserimento sociale e lavorativo e vengono monitorati per 6-12 mesi. Le loro attività commerciali falliscono molto raramente e le cause del fallimento, laddove si verifichi, è da ricercare nello scarso sostegno psicologico che ricevono dalla famiglia che talvolta li rifiutano.

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Progetto Arca di Noè

È un’iniziativa che forma percorsi di inserimento lavorativo e di integrazione di richiedenti asilo nel territorio bolognese.
Successivamente allo sbarco dei gommoni nelle coste meridionali e nelle isole italiane i migranti richiedono asilo politico al Paese che, attraverso la Commissione territoriale che fa capo alla Prefettura , fornisce loro il permesso di soggiorno dopo aver ascoltato le loro vicissitudini.
Dopo ciò i migranti vengono distribuiti sul territorio nei vari centri di accoglienza dove viene ideato un progetto specifico per ognuno di loro e se l’accoglienza viene fatta bene i migranti si integrano e diventano parte attiva nel territorio in questo modo rappresentando un utile allo Stato.
Nel bolognese la cooperativa sociale Arca di Noè ha realizzato concentrato un progetto di integrazione dei migranti  nell’area della Valsamoggia. Per testimoniare l’esperienza e i risultati di queste attività è stato realizzato il video:

Scritto da Alexandra Gustomyasova, Alberto Marinacci

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21 risposte a "Aiutiamoli a ritornare a casa"

  1. La lezione di stamattina è stata assolutamente molto esauriente su un argomento del quale generalmente si conosce molto poco: la vita dei migranti dopo lo sbarco sul territorio italiano. Io stesso, come penso la stragrande maggioranza della gente, siamo abituati a sentire di sbarchi avvenuti sulle coste della Sicilia e vicende simili, magari servizi in TV sugli ardui viaggi che i migranti sono costretti ad affrontare rischiando la propria vita per arrivare in Italia. Oggi ci siamo concentrati su un aspetto della vita dei migranti a me quasi totalmente sconosciuto. Si è visto come alcuni migranti, dopo anni trascorsi in Italia, desiderino tornare al loro paese di origine perché non sono riusciti a realizzare il loro progetto migratorio, ma l’argomento trattato che mi ha interessato di più, forse perché più vicino alla mia realtà, è stata la trattazione delle politiche di accoglienza e sviluppo sul territorio italiano per i migranti. Strutture apposite specializzate che si curano di accogliere i migranti e integrarli in piccole realtà cittadine e si occupano di trovare loro un lavoro, seppur modesto, di insegnare loro la lingua italiana e di metterli a contatto con la cittadinanza per favorire appunto la loro integrazione nella comunità. Sarebbe importante riflettere su come questi migranti, invece che pesi per la società, siano delle vere e proprie opportunità per lo sviluppo del paese. Se tante volte si sente parlare male di questi migranti che portano disordine e povertà nel nostro paese, sarebbe anche utile ragionare nella direzione opposta e scorgerne le potenzialità. Concludendo, secondo me l’incontro odierno è stato assolutamente informativo per le importanti informazioni che ha saputo trasmettere, ma allo stesso tempo costruttivo in questo senso.

    Marinacci Luca

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  2. COMMENTO ‘’PROGETTO ERMES’’
    Il rimpatrio è un’operazione difficoltosa che però permette a dei migranti di ritornare in patria per reintegrarsi nella società di origine. Le cause sono molteplici ma più in generale tutti questi immigrati sono accomunati dal fatto che non sono riusciti a trovare nel paese ospitante una condizione loro favorevole. Questo è un progetto delicato poiché non è detto che possano stare meglio nella madrepatria, infatti numerosi sono i casi di persone non accettate nella famiglia poiché attaccate per via della non riuscita di aver trovato fortuna. Gli operatori attraverso un business plan che prevede 2000 euro cercano di reintegrare nel mondo del lavoro questi migranti. Solitamente si mira al commercio attraverso un’apecar. Interessante è il diverso andamento di questi rimpatri che il più delle volte è positivo. Tale progetto è localizzato in particolare in Tunisia e Marocco. Legato al rimpatrio è anche l’accoglienza nel nostro paese con l’aiuto della operativa Arca di Noè che cerca di integrare nel miglior modo possibile questi immigrati. È stato molto interessante l’aiuto nei pressi di Val Samoggia.. Michele Andreazza

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    1. Grazie Michele del tuo intervento, ci tengo solo a sottolineare che, per fortuna, non sono numerosi i casi delle persone rifiutate dalla proprio famiglia di origine, ma sono una piccola minoranza. Seppur provati dal senso di fallimento, la maggior parte dei destinatari riesce a ritrovare nel proprio contesto socio-famigliare e grazie alle proprie risorse personali una strada per ricostruirsi una vita.

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  3. Oggi, 16.06.2017, abbiamo parlato con degli operatori del progetto Ermes, sostenuto da CEFA, che ci hanno spiegato in che modo si articola il progetto, finalizzato all’aiuto agli immigrati che, dopo pochi o molti anni, insoddisfatti per il lavoro, le condizioni o altri motivi, desiderano tornare nel loro paese d’origine. Credo che la cosa più interessante sia stato conoscere il tragitto dei migranti e tutte le peripezie a cui essi vanno in contro, arrivando in un paese nuovo come l’Italia, che può rappresentare ai loro occhi una realtà stabile in cui vivere e cercare lavoro o soltanto una meta di passaggio per poi giungere in un altro paese dell’Europa continentale. È significativo il fatto che i migranti, investendo i propri soldi e talvolta quelli delle famiglie, sperino, pur conoscendo poco o nulla del paese d’arrivo, e andando incontro a pericoli enormi,attraversando il deserto e poi il mediterraneo con i barconi, di trovare una vita migliore, magari trovando un lavoro per poi mandare i soldi per il sostentamento della famiglia, rimasta nel paese d’origine. Come ci ha detto la referente del progetto però molte volte non trovano in Italia ciò che avevano sperato e dunque decidono di affidarsi al CEFA per il viaggio di ritorno. Ciò però rappresenta per loro anche un fallimento, in quanto non sono riusciti a realizzare le loro aspettative e al loro ritorno talvolta vengono emarginati dalla famiglia e dalla comunità. Per prevenire ciò dei cooperanti nei paesi di origine (Marocco, Tunisia, Albania e Senegal), li aiutano attraverso una somma di denaro ad avviare un’attività che consenta loro un minimo di guadagno, per iniziare una nuova vita. Altre volte invece, i migranti, una volta giunti in Italia, riescono ad integrarsi, aiutati anche da alcune associazioni, e a creare delle attività come in Valsamoggia, dove un gruppo di migranti, provenienti principalmente dal Mali, aiutati dall’associazione Arca di Noè, hanno dato vita ad un orto e si sono integrati alla perfezione con gli abitanti dei paesi limitrofi.
    L’ esperienza di oggi per me è stata molto importante per conoscere la travagliata vita dei migranti, caratterizzata da successi e insuccessi, complicata dalla fatica a cui essi sono sottoposti, dalla burocrazie e ai pregiudizi delle persone.

    Giacomo Galavotti

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  4. Spesso ci limitiamo a informarci solamente sugli sbarchi dei migranti e sulle condizioni dei loro viaggi, ma non ci soffermiamo su quello che ne segue. Nonostante sia un argomento molto delicato, sarebbe inutile parlarne senza considerare la vita che dovranno affrontare in Italia e il ruolo che dovranno ricoprire all’interno della società. È questo il motivo per il quale ho trovato molto utile quest’ultimo incontro, che mi ha permesso di approfondire i dettagli di come vengono accolti i migranti, in che modo riescono a sistemarsi e del loro progetto di inserimento. Alcuni ce la fanno, altri possono avere anche il desiderio di voler tornare nel proprio paese, e questo deve essere assecondato. Infatti, spesso l’Italia risulta solamente un posto di passaggio, e continuerà ad esserlo fino a quando ci sarà ancora gente che vede i migranti come un peso, senza sforzarsi di cercare le potenzialità presenti all’interno di ognuno di noi.
    Gianluca Tagliente

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  5. Il progetto ERMES, che si occupa di rimpatri in Marocco,Tunisia,Senegal e Albania, è finanziato dall’Unione Europea e rientra nel Ministero dell’ Interno .Il rimpatrio non è un’operazione semplice sia dal punto di vista psicologico che di organizzazione ed è personalizzato seguendo i bisogni di ogni individuo. Non è una scelta facile da prendere perché risulta essere profondamente diversa da quella iniziale. Da essa molte volte dipende la condizione della famiglia del richiedente rimpatrio. Le persone, prevalentemente uomini, scelgono quest’ opzione perché si rendono conto di non avere più mezzi per vivere nel nostro paese. Ad esempio parecchi uomini che arrivano in Italia sbarcando a Lampedusa , credono di trovare condizioni favorevoli per accedere a un impiego, ma in realtà finiscono per vivere per strada e a vergognarsi di mangiare alla Caritas. E’ la disillusione e la stanchezza che porta a chiedere aiuto. Si attuano campagne di sensibilizzazione per far aderire il maggior numero di persone possibili al progetto ma sono la Questura e la Prefettura che esaminano i candidati e li giudicano idonei. Una volta giunti nei paesi d’origine degli operatori si occupano dell’inserimento in comunità e il progetto tramite un “Buisness plan “ fornisce 2000 euro per l’avviamento di un’attività commerciale. Interessante è il caso della comunità creata in Valsamoggia in cui sono accolti alcuni richiedenti asilo; i ragazzi si sono inseriti a pieno nella comunità e svolgono parecchie attività tra cui la cura di un orto, una squadra di calcio e la partecipazione a una compagnia teatrale.
    CHIARA GRAZIA

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  6. Nel quinto e ultimo incontro si è parlato del progetto di ritorno volontario assistito che offre la possibilità ai migranti che lo desiderano di ritornare nel proprio paese di origine attraverso un aiuto economico e la progettazione di un proprio piano lavorativo.
    Credo che questo progetto offra un ottima alternativa alla disoccupazione e a una vita da miserabile che purtroppo con la crisi economica molti migranti attraversano.
    Penso inoltre che sia ben riuscito in quanto i soldi che vengono dati non hanno una funzione caritatevole ma grazie all’intervento di un’equipe specializzata vengono investiti nella realizzazione del progetto lavorativo.
    Io personalmente avevo già sentito di questo progetto ed ero molto scettica in quanto pensavo che una persona dopo aver vissuto in una realtà europea con i servizi che offre e con gli stipendi più elevati, difficilmente si possa reintegrare nel paese da dove è emigrato, però con l’intervento di oggi ho avuto i dati che il 77% delle persone che tornano sono soddisfatte della vita che conducono e solo il 14% rimane deluso perché magari non viene accolto in maniera positiva dalla sua famiglia e dalla sua comunità.
    Sulla tematica dell’accoglienza dei migranti oggi ho scoperto una cosa che non conoscevo ed è che una commissione di esperti sul paese d’origine del migrante valuta la richiesta di asilo e quindi il permesso di soggiorno non viene consegnato a tutti coloro che lo richiedono. Sul lavoro di integrazione penso che il progetto della comunità di Valsamoggia sia ben riuscito in quanto c’è un lavoro reciproco tra i migranti e la comunità dei vari paesi,sarebbe bello che le varie associazioni ripropongano questo modello in altri paesi dell’Emilia-Romagna dove si verificano ignoranza e stereotipi sul tema dell’immigrazione.
    Selma Chhaiba

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  7. Oggi sono venuti quattro rappresentanti: Barbara e Aziz, di Ermes2, Michele, di Arca di Noè e Irene, del CEFA. Queste persone ci hanno parlato del progetto “aiutiamoli a ritornare a casa”. E’ stato molto interessante sotto tutti i punti di vista, è importante capire cosa avviene ai migranti quando arrivano in Italia, come vengono trattati e dove vengono portati, ma non solo, mi ha colpito anche tutta la questione del rimpatrio, perché normalmente la gente non pensa a cosa succede dopo lo sbarco di cui si parla nei telegiornali. Loro hanno parlato di quanto sia difficile tornare nelle proprie famiglie, che talvolta non accettano neanche il ritorno dei propri familiari, perché il ritorno è simbolo di fallimento e questo porta grandi sensi di colpa che, comprensibilmente, spesso i migranti non sono pronti ad affrontare, per questo può succedere che i migranti, dopo essere stati in Italia, ma senza aver raggiunto i risultati desiderati, si spostino in altri paesi ancora che non sono ne l’Italia, ne il paese d’origine. Società come il CEFA, l’Arca di Noè e Ermes2 sono essenziali per tutto ciò che viene dopo, perché oltre ad assicurarsi che i migranti riescano a viaggiare in modo sicuro, donano una somma di denaro ad ogni migrante in modo da poterli aiutare nelle loro imprese quando ricominceranno da capo nel nuovo stato. Queste associazioni intervengono, tuttavia, solo su alcuni stati: Marocco, Tunisia, Senegal e Albania per poter presentare a loro una situazione migliore di quella che gli si offre nella madrepatria.

    Giorgia Bettini

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  8. Oggi 16 giugno 2017 abbiamo incontrato i rappresenti del progetto Ermes 2,un progetto di ritorno volontario assistito che offre la possibilità al migrante che lo desidera di ritornare nel proprio paese di origine attraverso un aiuto economico e la costruzione del proprio piano di reintegrazione. Possono partecipare migranti (singoli e famiglie) provenienti da Marocco, Tunisia, Senegal e Albania.Inoltre ci hanno spiegato che a loro viene offerto un
    colloquio informativo e d’orientamento sulle possibilità offerte dal progetto,una
    consulenza personalizzata per l’elaborazione dei piani di reinserimento lavorativo, l’avvio di attività micro-imprenditoriali e business plan (programmazione economica),viene fornita l’organizzazione e la copertura economica del viaggio: acquisto del biglietto, trasporto dei bagagli, assistenza logistica in aeroporto,viene garantito sussidio di prima sistemazione pari a 400 euro;tornati al paese di origine,viene offerto loro un contributo economico dato in beni e/o servizi (fino a un massimo di 2000 euro per destinatario più 1000 euro per ogni familiare maggiorenne a carico e 600 euro per ogni minore a carico),vengono accolti da parte di un’equipe specializzata di operatori locali e italiani che aiutano il migrante ritornato ad organizzare in modo adeguato i soldi;ogni anno uomini e donne di tutto il mondo si spostano dai paesi più poveri a quelli più,in cerca di fortuna e un lavoro più dignitoso. Questo fenomeno è causato soprattutto dai regimi dittatoriali,dalla povertà e dalle guerre. Nei paesi più ricchi però,gli immigrati poveri vengono visti con disprezzo da molti degli abitanti. Da questo possono nascere fenomeni come il razzismo. Infatti gli abitanti dei paesi che li ospitano sono preoccupati poiché vedono gli immigrati stranieri,dei competitori. Ma in realtà nella gran parte dei casi la concorrenza non si verifica perché i lavoratori immigrati vanno proprio ad occupare quei posti di lavoro dai quali i giovani europei scappano,ritenuti troppo faticosi ed umilianti.
    Nouran Houimdi

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  9. Oggi i rappresentanti di vari progetti riguardanti sia il ritorno nel proprio paese dei migranti sia la loro accoglienza in Italia ci hanno illustrato come avvengano ed è stato molto interessante in quanto è un argomento che nei telegiornali e nelle notizie raramente vengono trattati in modo veritiero. Prima di tutto ci hanno parlato di come, magari dopo molti anni, sentano la necessità di tornare a casa perché non hanno ottenuto il loro obiettivo cioè di trovare un lavoro e non hanno più la possibilità di mantenere la propria famiglia all’estero. Il pensiero che queste persone, che hanno dovuto lasciare la propria famiglia e affrontare un futuro incerto in un paese sconosciuto, debbano accettare di non essere riusciti in una cosa che non coinvolgeva solo loro ma anche il mantenimento della loro famiglia. Così queste associazioni li sostengono sia a livello psicologico sia economico, seguendoli passo passo nella ripresa delle loro vite assicurandosi che i soldi loro dati siano utilizzati nel modo migliore. È anche triste che, una volta tornati, le famiglie non li accettino perché reputano di aver sprecato dei soldi nell’investire su di loro. Un altro aspetto interessante è stato quello riguardo l’accoglienza dei migranti nelle strutture specializzate e di come li si inserisca nella società non solo trovandogli un lavoro ma anche facendoli giocare a calcio per renderli parte della comunità cittadina. Inoltre un’informazione che dovrebbe essere più conosciuta è il fatto che i migranti sono un valore aggiunto per l’economia perché non sono un costo come molte persone sostengono. Questo incontro è stato molto interessante perché ho potuto approfondire un aspetto a me sconosciuto di una realtà che ormai interessa tutti noi.
    Arianna Cernera

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  10. Dell’incontro che si è tenuto oggi 16/06/17, mi è piaciuto il fatto che siano venute diverse persone e che ci abbiano spiegato l’intero processo di aiuto che viene fornito ai migranti da quando sbarcano in Italia e le possibilità che l’associazione fornisce ai migranti se essi vogliono ritornare nel loro paese. Penso che la decisione che prendono queste persone che vogliono tornare nel loro paese sia molto difficile da prendere perché loro vengono qui per cercare di migliorare la loro situazione e quella della loro famiglia e molte volte vengono qui da soli lasciando famiglia e amici in un posto che si trova molto lontano dall’Italia ed inoltre credo che provino un senso di delusione verso se stessi per non essere riusciti in quelli che erano i loro obbiettivi ed è appunto qui che entrano in gioco queste associazioni, che aiutano i migranti non solo in maniera economica, ma anche dal punto di vista psicologico. Un’altra cosa che ho trovato interessante è come le associazioni si accertino che i soldi che forniscono a queste persone siano utilizzati in modo appropriato, invece di fornirgli i soldi ed abbandonarli al momento del ritorno nel proprio paese. Infine mi ha fatto piacere sapere che nella maggior parte dei casi questi progetti siano andati a buon fine e che questi migranti siano riusciti a realizzarsi. Il fatto che ci abbiano proposto degli esempi ci ha aiutati a comprendere meglio queste situazioni che sono molto diverse dalla nostra realtà e ha reso l’incontro più interessante.

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  11. Durante l’incontro di oggi, si è spiegato il progetto ERMES2,il quale consiste in un percorso che aiuta un singolo o una famiglia a tornare nel proprio paese di origine. Questo progetto rappresenta in parte il fallimento dello stato in termini di accoglienza, perché se uno arriva in Italia, fuggendo da situazioni criticissime, e dopo un certo periodo vuole tornarsene a casa,forse, significa che il nostro è l’opposto di uno stato accogliente. Tuttavia, potrebbe anche essere semplicemente la voglia di rivedere i propri famigliari e amici. Inoltre, con questo progetto, c’è il rischio che molta gente se ne approfitti e,senza avere problemi, torni a casa, per ricevere i soldi che vengono dati. Ma, non conoscendo bene questo progetto, non posso dire quanto sia controllato (sotto questo punto di vista). Infine,non ho capito perché può partecipare solo chi proviene da Marocco, Tunisia, Senegal o Albania. Nella seconda parte dell’incontro si è parlato di come vengono accolti gli immigrati. Attraverso un video, si è illustrato l’operato del centro di accoglienza di Crespellano. Non conosco bene, in generale, i centri di accoglienza ma penso che il loro lavoro di integrazione sia molto efficace.
    Matteo Cavicchi

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    1. Ciao Matteo, è molto difficile che le persone approfittino di questa situazione come temi, perché alla partenza devono consegnare il loro permesso di soggiorno (solitamente guadagnato dopo anni e anni di lavoro) e questo impedirà loro di tornare in Italia in futuro o di fare nuovamente domanda per avere l’asilo. Sarebbe un prezzo molto alto ad pagare per salutare semplicemente i propri amici e familiari. Inoltre, quando tornano nel proprio Paese l’utilizzo dei soldi deve essere giustificato come spese riguardanti il progetto concordato, non possono utilizzare il denaro per comprare altre cose.
      Buona giornata e grazie per avermi permesso di chiarire questo punto,
      Irene Torre, CEFA Onlus

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  12. L’incontro di oggi è stato a mio avviso il migliore della settimana. Sono venuti a scuola due rappresentanti di Ermes, una di CEFA e uno dell’organizzazione Arca di Noè.
    E’ stato interessante poiché da giornali, televisione e web ricaviamo nemmeno la metà delle informazioni, non vengono mai esposti i motivi di arrivo degli immigranti in Italia, cosa succede nel loro paese, cosa accade dopo l’arrivo dei barconi. E’ proprio questo che ci è stato esposto stamattina.
    Non pensavo che in molti volessero tornare nel loro paese (giustamente, viste le condizioni) e soprattutto che ci fossero progetti come Ermes che li facilitassero e li aiutassero in questo percorso, economicamente e psicologicamente, con inoltre la costruzione del piano di reintegrazione. Mi ha colpito il fatto che molti non vogliano tornare nella loro terra d’origine per paura della reazione dei familiari, che a volte sapendo del ritorno non vogliono più avere a che fare con la persona per cui avevano messo da parte denaro sperando in un futuro migliore. Ermes oltre a un sussidio di 400 euro, l’acquisto del biglietto di ritorno, offre l’elaborazione dei piani di reinserimento lavorativo con l’avvio di attività micro- imprenditoriali e business plan. La reputo una grandissima opportunità poiché magari arrivati in Italia si è delusi di ciò che si è trovato, si è costretti ad infrangere i propri sogni e prendere un’altra strada, ma quale strada può essere migliore di tornare nel proprio paese, dove sei nato e cresciuto, e realizzare li una piccola attività che porti però i suoi buoni frutti? Bisogna in ogni caso smettere di pensare agli immigrati come un peso, idea divulgata nell’ignoranza , poterli rendere utili alla società e in mancanza di questa possibilità aiutarli a ritornare nel loro paese nel modo migliore possibile.
    Emma Cattabriga

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  13. 16/06/17
    Oggi , in conclusione del nostro progetto , abbiamo discusso insieme a 5 ospiti , i quali si occupavano tutti di progetti diversi , il tema dell’aiutarli a ritornare. Ho notato molte somiglianze con la situazione dei migranti Italiani nel ‘900 , e molte persone che sono venute in Italia lo hanno fatto per lo stesso motivo e con lo stesso coraggio che ha spinto i nostri compatrioti a migrare secoli prima. Penso che solo questo dovrebbe spingerci a portare rispetto per queste persone , le quali da molte vengono definite come delinquenti , facendo di tutta l’erba un fascio. Solo una piccola parte degli immigrati infatti compie dei piccoli crimini e se lo fanno è perché la loro situazione è disperata e non vogliono ritornare al loro paese e deludere la loro famiglia. Il supporto che viene dato a chi arriva, ospitandoli e dandogli da mangiare , e anche a chi non riesce a farcela a restare ed è costretto a ritornare, è notevole , e tramite il progetto ERMES2, possiamo dare una speranza ai migranti che ritornano offrendogli dei soldi per un business plan , il quale permette loro di ritornare ed investire in un attività che potrebbe aiutarli ad avere un reddito stabile. Trovo che questo piano sia geniale anche perché ciò permette anche la circolazione di più denaro nel loro paese il quale potrebbe portare ad una popolazione sempre più ricca e contenta la quale in seguito potrebbe decidere di rimanere più che andarsene. A volte mandarli via , viene considerato da entrambe le parti come sbagliato , ma credo che l’Italia non sia un paese ottimale per l’inizio di una nuova vita , in quanto oggi sono in molti che fanno fatica ad avere un lavoro ed una vita stabile , ed è persino complesso negli altri paesi in quanto i pregiudizi , oggi più che mai a causa del terrorismo , sono molto difficili da contrastare e la situazione economica non è delle migliori. Ci sono anche coloro che hanno una visione diversa , che apprezzano che i migranti se ne vadano , poiché ritengono che non fanno altro che prosciugare le risorse dello stato e “rubare” il lavoro degli italiani. Ma anche con tutti questi aiuti , saremo in grado di migliorare il nostro mondo ed i più bisognosi?

    Giulio Sabatini

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  14. Nell’ultimo incontro sono intervenuti cinque ospiti,i quali hanno illustrato da una parte come vengono accolti i rifugiati nel paese, e dall’altra il progetto Ermes 2 che sopporta i migranti che vogliono far ritorno nel loro paese d’origine a causa delle varie difficoltà riscontrate in Italia. Quest’ultimi hanno la possibilità di far rientro grazie a percorsi di rimpatrio volontario assistito,che offre un aiuto economico e una formazione del proprio piano di reintegrazione. E’ un sostegno importante che può restituire dignità e coraggio a coloro che hanno perso le speranze di un futuro in Italia, ma resta difficile per molti migranti far ritorno in patria,poiché non vengono sostenuti dai parenti o cari per il fatto che abbiano perso la speranza di una vita migliore. Questo fatto mi ha fatto dispiacere poichè per le persone che fanno rientro è fondamentale essere accolte dai propri cari e sostenute.
    Mi ha molto colpito per quando riguarda l’accoglienza e il sostegno offerto dall’Arca di Noè,che è riuscito a coinvolgere molti migranti in diverse attività. E’ fondamentale poter riuscire a coinvolgere persone di cultura diversa in questi progetti poiché offre benefici non solo ai migranti,ma anche alla comunità ospitante.

    Sanda Gheorghiu

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  15. Il giorno 16 giugno 2017 si è tenuto uno incontro con dei membri dell’Arca di Noè, CEFA e Open Group che ci ha permesso di comprendere maggiormente la vita dei migranti dopo lo sbarco sul territorio italiano. La prima associazione si impegna ad accogliere i migranti che arrivano in Italia, mentre le altre due si impegnano a sostenere progetti volti al rimpatrio dei migranti nel paese di provenienza. Alcuni migranti, dopo anni trascorsi in Italia, desiderano tornare al loro paese di origine perché non sono riusciti a realizzare il loro progetto e Open Group si occupa di questi migranti ( in particolare provenienti da Marocco, Tunisia, Albania e Senegal). Con i suoi progetti questa associazione aiuta i migranti arrivati in Italia a tornare a casa loro, offrendo loro un aiuto economico con la quale potranno pagare il biglietto aereo e intraprendere una attività lavorativa che li sostenga economicamente nel loro paese. Le altre due associazioni invece attuano politiche di accoglienza dei migranti sul territorio italiano anche grazie ad apposite strutture specializzate che si curano di accogliere i migranti. In questo modo i migranti vengono integrati in piccole realtà cittadine e si cerca di insegnare loro la lingua italiana e di trovargli un lavoro.
    Credo che queste associazioni siano estremamente importanti per i migranti perché può garantire loro nuove opportunità e un nuovo futuro che fino a poco prima credevano di aver perduto. Ciò lo dimostrano anche i dati, secondo cui i la grandissima maggioranza dei beneficiari si ritiene soddisfatta.
    MARCO MAGNI

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  16. Oggi 16/06/2017 nel nostro liceo sono venuti quattro ragazzi che come lavoro aiutano i migranti nel momento dello sbarco e in caso di rimpatrio. La mattinata è stata divisa in due parti; nella prima una ragazza col suo collega, un mediatore marocchino , ci ha parlato del rimpatrio assistito volontario in Marocco,Tunisia,Albania e Senegal. Molte persone, specialmente uomini, arrivano in Italia con la speranza di trovare lavoro per aiutare la famiglia e di riniziare una nuova vita; non sempre queste aspettative diventano realtà e quando ciò accade queste persone anche se con umiliazione per il fallimento decidono di ritornare nella propria patria. Da un certo punto di vista capisco queste persone che ritrovandosi da sole in una nuova patria, senza lavoro, magari dormendo per strada e sapendo di non poter aiutare la propria famiglia decidano di tornare ; però io ritengo che se questo accade è perché magari c’è qualcosa che non funziona completamente nel sistema di inserimento dei migranti , secondo me andrebbero aiutati di più a cercare lavoro, magari creando anche dei posti di lavoro nell’associazione o garantendo per loro durante i colloqui di lavoro o anche solo assicurandosi di poter trovare un posto in cui dormire. Inoltre la ragazza ci ha raccontato che quando tornano in patria, oltre a donargli un’ingente somma di denaro per permettergli di crearsi un’idea progettuale, gli viene assegnata una mediatrice ad esempio ci ha raccontato la storia di una donna che non voleva parlare con suo marito ritenendolo un fallimento, dato che era tornato; io credo che sono queste le iniziative che dovrebbero essere intraprese anche qui in Italia quando arrivano. Nella seconda parte della mattinata un ragazzo ci ha spiegato cosa accade quando i migranti sbarcano in Italia, questo argomento mi ha colpito perché non si parla mai di cosa accade dopo che sbarcano dai barconi si parla sempre soltanto dei viaggi in mare e dopo aver visto il video di come queste persone vengono accolte nei centri di accoglienza, penso sia dato loro un buon punto di partenza per iniziare a vivere in Italia.
    MAGNANI GIORGIA

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  17. L’incontro di oggi è stato l’ultimo di questa attività ed è servito a completare il tema da noi affrontato, infatti fino ad oggi avevamo parlato solo di come “aiutarli a restare” e non di come “aiutarli a ritornare” nel loro paese di origine.
    Tra le cose che mi hanno colpito di più c’è il discorso fatto da un operatore riguardante il considerare il rimpatrio come un fallimento. Io ero convinto che il ritorno a casa fosse il sogno e la meta finale di ogni migrante. Ovviamente essendo lui venuto in Italia per cercare lavoro e mandare soldi alla sua famiglia se tornasse senza il guadagno sperato rappresenterebbe una delusione per la sua famiglia. Invece la realtà è molto più spietata sotto questo punto di vista e dalla discussione avvenuta con gli operatori è emerso che spesso i rimpatriati, se non hanno avuto la fortuna sperata, chiedono di essere riportati nel loro paese di partenza ma in un altro villaggio o comunque lontani dalla loro famiglia, senza nemmeno avvisarla del proprio ritorno, proprio perché sono ricoperti di una vergogna tale che preferiscono nascondersi e ricominciare la loro vita da capo.
    Molti italiani pensano che non sia giusto che i migrati appena approdano nel nostro Paese ricevano tutti quei servizi , quelle attenzioni e supporti economici mentre ci sono italiani “doc” che si trovano in simili condizioni economiche e non vengono facilitati e supportati allo stesso modo. Io penso che sia giusto aiutare i migrati in un primo momento, finanziandoli e supportandoli, perché poi essi raggiungeranno una certa stabilità economica che contribuirà allo sviluppo del nostro Paese.
    Pietro Barbato

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  18. Il progetto ERMES è un progetto di ritorno volontario assistito che offre la possibilità al migrante che lo desidera di ritornare nel proprio paese di origine attraverso un aiuto economico e la costruzione del proprio piano di integrazione. Il fatto che una persona rischia la propria vita e lascia i suoi familiari per raggiungere l’Italia e dopo voglia ritornare al proprio paese è una cosa che fa riflettere molto perché partono con l’aspettativa di ricominciare la loro vita in quanto nel suo paese di origine non avevano trovato ciò che cercavano e partono con l’idea di trovarlo qua in Italia, ma purtroppo non riescono a migliorare le loro condizioni di vita. E la domanda che ci dovremmo fare è perché non riescono a stabilizzarsi qua oppure ottenere quello che cercavano per poter rientrare a casa e aiutare la propria famiglia. Quando sono nello stato di voler ritornare sono psicologicamente provati, sono stanchi della vita dura che devono affrontare tutti i giorni qua, cercano la libertà, inoltre chi non ha il permesso di soggiorno è come se non esistesse. Accettare di ritornare nel proprio paese è una scelta molto difficile perché spesso la famiglia quando l’uomo rientra prende la questione come un fallimento. Quando rientrano, il progetto ERMES consente di utilizzare 2000 euro da investire nel proprio paese per poter rincominciare. Durante il rientro sono seguiti dall’associazione. Il 77% ha dichiarato di essere soddisfatto di questo percorso di rientro. Il 9% è irreperibile, e il rimanente che ha avuto un fallimento causato principalmente sa situazioni familiari in quanto lo rifiutano per essere tornato senza aver trovato quello che cercava. Il mio parere è che è giusto ritornare a casa dalla propria famiglia dopo un periodo lungo di lontananza con uno scopo ben preciso da realizzare. Tutte queste persone che sono rientrate rappresenteranno una risorsa per la loro comunità dal punto di vista tecnico e culturale.
    Menetti Virginia

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  19. Oggi, venerdì 16 giugno 2017, abbiamo tenuto un incontro con alcuni membri delle associazioni Open Group e Arca di Noè che si occupano rispettivamente del rimpatrio e dell’ accoglienza dei migranti. Per quanto riguarda Open Group, si occupa di migranti provenienti soprattutto da Marocco, Tunisia, Albania e Senegal e cerca di dare un aiuto economico e un piano lavorativo a quelle persone che, deluse da ciò che hanno trovato in Italia o stanchi della loro vita nel nostro paese, decidono di tornare nella loro nazione di origine. Nonostante abbiano detto che molti giudicano in modo negativo la loro professione, io ritengo che svolgano un grande lavoro cercando di aiutare coloro che non si trovano più a loro agio nel nostro paese. Infatti pagano il viaggio in aereo per il ritorno e forniscono 2000 euro da spendere per l’avvio della nuova attività degli ormai ex migranti nel loro paese. C’è inoltre da ricordare che non è l’associazione a costringere i migranti ad andarsene, ma la scelta è personale. Proprio per questo ritengo che il loro ruolo, come ognuno dei ruoli che abbiamo conosciuto durante questa settimana, sia veramente importante e che garantisca un futuro a quelle persone che pensano di non averne più uno. Non a caso ricevono, nel 90% dei casi, buone notizie da coloro che hanno ricevuto il loro sostegno, i quali possiedono un’attività stabile e che porta loro un guadagno.
    L’Arca di Noè si occupa, invece, dell’integrazione dei migranti in Italia. In particolare nell’area intorno a Bologna hanno edificato strutture per l’accoglienza e organizzato varie attività. Anche in questo caso appoggio pienamente l’opera dell’organizzazione perché seguire e cercare di integrare nella società persone che non sono originarie del nostro paese non è una cosa facile e richiede molto impegno.
    In conclusione ritengo che ogni associazione che abbiamo conosciuto durante questo percorso debba continuare a fare ciò che sta facendo perché è fondamentale per molte persone e garantisce loro un futuro e una vita migliore
    Leonardo Stagni

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